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Disegno di legge, wikipedia e censura?

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WikipediaIn questi giorni si è fatto tanto parlare di censura sul web, dopo lo “sciopero” messo in atto dagli admin di Nonciclopedia a seguito di una querelle legale con Vasco Rossi a causa di una denuncia (successivamente ritirata) degli avvocati del noto cantante per alcuni contenuti presenti sul sito ospitato su wikia, ecco che anche la mamma di tutti i siti wiki, Wikipedia, ha deciso di replicare la scelta.
La scelta degli amministratori di Wikipedia è dovuta ad un motivo molto diverso, l’accusa dell'”enciclopedia libera” è rivolta al mondo della politica ed in particolare al disegno di legge sulle intercettazioni in fase di approvazione, detto anche “legge bavaglio”.
Secondo quanto riportato nel comunicato di wikipedia il nodo focale che ha causato la protesta è il seguente:

Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l’introduzione di una “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

Questo passaggio è la loro interpretazione al seguente punto in fase di approvazione nel disegno di legge:

Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.

Che cosa significa tutto questo, che realmente chiunque potrà domani imporre a qualunque sito di pubblicare una propria rettifica? In realtà non è così semplice la questione, secondo il disegno di legge in fase di approvazione quella parte indicata è una aggiunta all’articolo 8 della legge 8 febbraio
1948
, n. 4, che dice testualmente:

le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale.

Per cui si possono tranquillamente escludere da tali provvedimenti tutti gli articoli che riguardano le proprie opinioni e vanno inseriti solo gli articoli (o le pagine) in cui si attribuiscano a qualcuno atti o pensieri o affermazioni. Ed è solo quel “qualcuno” a poter chiedere di inserire la rettifica di quanto riportato. In alcun modo si dice che l’articolo originale vada eliminato o modificato (come inizialmente riportato da Wikipedia, ma poi corretto dal comunicato), si dice che va inserita la rettifica nello stesso formato e con le stesse modalità dell’articolo originale.

E se l’autore del sito/blog non pubblicano la rettifica entro 48 ore?
Ci viene in soccorso sempre lo stesso articolo che poco dopo indica:

Qualora, trascorso il termine di cui al secondo e terzo comma, la rettifica o dichiarazione non sia stata pubblicata o lo sia stata in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo e quarto comma, l’autore della richiesta di rettifica, se non intende procedere a norma del decimo comma dell’articolo 21, può chiedere al pretore, ai sensi dell’articolo 700 del codice di procedura civile, che sia ordinata la pubblicazione.

Quindi sarà poi il tanto agognato (dai tantissimi commenti apparsi su internet e dallo stesso comunicato di Wikipedia) soggetto terzo (il pretore) a stabilire se la rettifica andrà pubblicata o meno ed eventualmente comminare altri tipi di sanzioni.

Il diritto di chiedere la pubblicazione di una rettifica può essere visto come un tentativo da parte del legislatore di permettere una civile risoluzione del contenzioso direttamente tra le parti senza intervento di terzi, solo quando l’accordo non viene trovato interviene un giudice esterno.
Il concetto fondamentale è che anche su internet tramite siti, blog, social network e qualunque forma che permetta di rendere pubblico un contenuto, l’autore del contenuto deve sempre essere ritenuto responsabile di quello che pubblica, così come qualsiasi altra forma di pubblicazione (giornali, brochure, tv, radio,…).

Aggiornamento:
E’ stato trovato un accordo riguardo il punto oggetto della protesta di Wikipedia, l’obbligo di rettifica rimarrà solo per le testate formalmente riconosciute e non varrà (al momento) per i blog amatoriali.
Trovata l’intesa sulla norma anti-blog – RaiNews24

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