Flavio

La privacy nell’era smart phone e social network

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Il Senato americano ha chiesto chiarimenti direttamente ad Apple, Google e a Facebook su come viene gestita la marea di informazioni che raccolgono.
Per Apple e Google, il tema riguarda principalmente la raccolta di dati personali da dispositivi mobili (IPhone e cellulari con Android), per FB che non ha il mobile (per ora) è sotto ossservazione la politica di gestione dei dati trasferiti ad aziende terze che forniscono applicazioni per il social network e che da esso ricevono accesso ai dati degli utenti.

In pratica, con i nuovi dispositivi e il web 2.0, le aziende hanno accesso diretto e indiretto non solo ai nostri dati “statici” (età, sesso, dove vivo, dove ho studiato, ecc…), ma anche a quelli “dinamici” (dove sono, cosa faccio, cosa mi piace, cosa non mi piace, sto cercando una farmacia, un teatro, una discoteca, da quante ore sono collegato al videogioco xy….).
In particolare il problema diventa ancora più serio nel momento in cui coinvolge sempre più minorenni fruitori di cellulari e di tecnologia “social” e non solo persone adulte.

Il senatore Jay D. Rockefeller ha introdotto come soluzione il “Do-Not-Track Online Act of 2011” col quale invita la Federal Trade Commission (FTC) a definire le azioni con le quali i consumatori potranno esplicitare alle aziende, incluse quelle che gestiscono applicazioni mobili, la propria volontà di diniego alla raccolta di informazioni.

In pratica il legislatore intima alle aziende che raccolgono dati nel web, di informare adeguatamente di quali e quanti dati saranno raccolti con la fornitura del servizio, di chiedere loro il consenso e di fornire comunque al consumatore un facile (easy) accesso on-line per rifiutare espressamente che venga effettuato il tracciamento dei propri dati.
Nel caso di minorenni, le aziende devono ottenere il consenso da chi ne esercita la patria potestà.

Da oggi i consumatori, compresi quelli italiani, possono continuare a consumare tecnologia gratuita sentendosi più tutelati?
Diciamo che è ancora presto, perchè:
1. la nuova disciplina è ancora in corso di approvazione;
2. si applicherebbe solo alle aziende USA;
3. non pone limite alle agenzie governative americane di “curiosare” nelle abitudini degli individui, specie se non cittadini USA.

Nel frattempo teniamoci informati.
Per esempio, su RAINEWS24 di domenica 22 maggio 2011 è andato in onda questo servizio:

Rai News 20 maggio 2011

E’ un servizio che tratta sia la richiesta di informazioni fatta dal senato americano, che la vicenda dei dati rubati ai consumatori Playstation di Sony che la notizia dei dati TOM TOM utilizzati per piazzare gli autovelox in Olanda, ripresa nel servizio RAI da un articolo apparso sul Giornale.
Il servizio RAI non fornisce delle “istruzioni per l’uso”, ma contribuisce fornire degli spunti di riflessione su temi che, direttamente o indirettamente ci rigurdano da vicino.

Poi ognuno di noi faccia come meglio crede.
Chi non ha nulla da nascondere, chi non ha mai usato il web e mai lo userà per visitare siti che possono far conoscere le nostre preferenze politiche, sessuali o che riguardano la nostra salute, può relativamente stare tranquillo.
Purchè sia consapevole che quello che fa oggi nel web, tra 20 anni sarà ancora tracciabile da altri.

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